Giovanni Mascia, Affreschi per il Papa

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4 commenti su “Giovanni Mascia, Affreschi per il Papa

  1. anonimo il said:

    Salve, guardando il suo blog ho pensato che potesse meritare una breve intervista per poterlo includere tra le recensioni del nuovissimo blog.guidaconsumatore.com.

    Che ne pensa?

    Se interessato, può scrivermi a [email protected]

    Grazie

  2. musapensosa il said:

    Anni addietro si verificò a Toro un incendio che si sviluppò improvvisamente e con grande intensità nella zona delle “Pagliarole”. Ancora oggi ricordo con trepidazione quell’evento.

    Rovi e sterpaglie veicolarono il fuoco con sorprendente rapidità, danneggiando così tutti quei vecchi fabbricati adibiti per lo più al ricovero di paglia, fieno, fasci di sterpi e legna da ardere e facendo temere fortemente per le abitazioni vicine all’area interessata dall’incendio, nonché per l’incolumità fisica delle persone tra le quali, come è comprensibile, ben presto si diffuse il panico.

    Si pensò in un primo momento ad un incendio doloso, solo più tardi fu acclarato che si era trattato di un incidente.

    Quel giorno il responsabile dell’accaduto, aiutato da un famigliare, aveva ripulito la sua vecchia “pagliarola” portando fuori tutto il materiale di scarto per farne, proprio lì davanti, un grande falò. Evidentemente non riuscì più a controllare il fuoco, così scoppiò l’incendio. E’ rimasta proverbiale la frase: “‘A penziòne paghe a tútte se ce scappe u fúche!”, che il vecchietto con fare spavaldo e per certi versi irresponsabile, rivolse al famigliare ormai nel panico, per rassicurarlo, dopo che le fiamme incominciarono a propagarsi velocemente e pericolosamente intorno a loro.

    Dopo una giornata convulsa ed estenuante, l’efficace e sempre risolutivo intervento dei vigili del fuoco, consentì allora di scongiurare un concreto pericolo di disastro con il coinvolgimento di una più estesa area di rischio, ripristinando calma e ordine pubblico.

    I proprietari delle vecchie abitazioni colpite e quasi tutte interamente distrutte dalle fiamme, per loro sfortuna non furono mai risarciti del danno subito. E nonostante avessero proceduto per vie legali, a nulla valsero le loro giuste rivendicazioni: quell’incauto vecchietto fu ritenuto, infatti, impossibilitato a pagare tutti quei debiti a causa degli scarsi mezzi finanziari di cui disponeva, rappresentati unicamente dalla casa di proprietà in cui viveva e dalla sua pensione di vecchiaia, entrambi insufficienti per far fronte alle sue gravi responsabilità.

    La scorsa stagione estiva è stata teatro di incendi di proporzioni spaventose. Pubblico questo limerick augurandomi che possa servire da monito a che non si verifichi più inavvertitamente o dolosamente questo genere di disastri che, oltre a distruggere il nostro già deficitario patrimonio boschivo, provocando un grave enorme danno ecologico ed ambientale, può essere causa di una più grande catastrofe umana.

    I Pagliaròle

    Quillu vicchie appecciatte i Pagliaròle

    e cu fúche i scapparne ‘lli paròle:

    – Mo’ fanne ‘a lampe i múre

    ch’i céppe e n’haie paúre,

    sta ‘a penzióne che paghe i Pagliaròle!

    LE “PAGLIAROLE”. Quel vecchio [senza volerlo] incendiò le “Pagliarole” / e insieme al fuoco [che gli era scappato di mano] gli scapparono [di bocca] quelle parole: / – Adesso sono in fiamme i muri / con [tutti] i fasci di “ceppe” [sterpi] e io non ho paura [non mi faccio prendere dall’ansia], / c’è la pensione che ripaga [del danno subito i proprietari delle] le “Pagliarole”!

    Saluto vivamente tutti i vacanzieri augurando loro belle giornate.

    E a chi resta a casa … saluti doppi!

    Musa pensosa

  3. musapensosa il said:

    Anni addietro si verificò a Toro un incendio che si sviluppò improvvisamente e con grande intensità nella zona delle “Pagliarole”. Ancora oggi ricordo con trepidazione quell’evento.

    Rovi e sterpaglie veicolarono il fuoco con sorprendente rapidità, danneggiando così tutti quei vecchi fabbricati adibiti per lo più al ricovero di paglia, fieno, fasci di sterpi e legna da ardere e facendo temere fortemente per le abitazioni vicine all’area interessata dall’incendio, nonché per l’incolumità fisica delle persone tra le quali, come è comprensibile, ben presto si diffuse il panico.

    Si pensò in un primo momento ad un incendio doloso, solo più tardi fu acclarato che si era trattato di un incidente.

    Quel giorno il responsabile dell’accaduto, aiutato da un famigliare, aveva ripulito la sua vecchia “pagliarola” portando fuori tutto il materiale di scarto per farne, proprio lì davanti, un grande falò. Evidentemente non riuscì più a controllare il fuoco, così scoppiò l’incendio. E’ rimasta proverbiale la frase: “‘A penziòne paghe a tútte se ce scappe u fúche!”, che il vecchietto con fare spavaldo e per certi versi irresponsabile, rivolse al famigliare ormai nel panico, per rassicurarlo, dopo che le fiamme incominciarono a propagarsi velocemente e pericolosamente intorno a loro.

    Dopo una giornata convulsa ed estenuante, l’efficace e sempre risolutivo intervento dei vigili del fuoco, consentì allora di scongiurare un concreto pericolo di disastro con il coinvolgimento di una più estesa area di rischio, ripristinando calma e ordine pubblico.

    I proprietari delle vecchie abitazioni colpite e quasi tutte interamente distrutte dalle fiamme, per loro sfortuna non furono mai risarciti del danno subito. E nonostante avessero proceduto per vie legali, a nulla valsero le loro giuste rivendicazioni: quell’incauto vecchietto fu ritenuto, infatti, impossibilitato a pagare tutti quei debiti a causa degli scarsi mezzi finanziari di cui disponeva, rappresentati unicamente dalla casa di proprietà in cui viveva e dalla sua pensione di vecchiaia, entrambi insufficienti per far fronte alle sue gravi responsabilità.

    La scorsa stagione estiva è stata teatro di incendi di proporzioni spaventose. Pubblico questo limerick augurandomi che possa servire da monito a che non si verifichi più inavvertitamente o dolosamente questo genere di disastri che, oltre a distruggere il nostro già deficitario patrimonio boschivo, provocando un grave enorme danno ecologico ed ambientale, può essere causa di una più grande catastrofe umana.

    I Pagliaròle

    Quillu vicchie appecciatte i Pagliaròle

    e cu fúche i scapparne ‘lli paròle:

    – Mo’ fanne ‘a lampe i múre

    ch’i céppe e n’haie paúre,

    sta ‘a penzióne che paghe i Pagliaròle!

    LE “PAGLIAROLE”. Quel vecchio [senza volerlo] incendiò le “Pagliarole” / e insieme al fuoco [che gli era scappato di mano] gli scapparono [di bocca] quelle parole: / – Adesso sono in fiamme i muri / con [tutti] i fasci di “ceppe” [sterpi] e io non ho paura [non mi faccio prendere dall’ansia], / c’è la pensione che ripaga [del danno subito i proprietari delle] le “Pagliarole”!

    Saluto vivamente tutti i vacanzieri augurando loro belle giornate.

    E a chi resta a casa … saluti doppi!

    Musa pensosa

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